Perché diventare pilota di drone?

Sempre più spesso siamo sorvolati da droni. Ma i Sapr non possono essere pilotati da chiunque e, in moltissime aree, questi apparecchi non possono volare. Ecco come evitare multe e sanzioni

Dall’uso ludico a quello professionale, i droni (o più correttamente Sapr) sono sempre più diffusi e utilizzati, anche perché equipaggiabili con strumentazione di analisi e misura impiegati in numerosi ambiti professionali.
I droni, però, sono considerati a tutti gli effetti aeromobili, come previsto dall’art. 743 del Codice della Navigazione e definiti come tali da leggi speciali, dal regolamento comunitario e dal regolamento dell’ENAC.
Si tratta di norme molto severe che, come emerge dal nuovo prontuario in dotazione alle Forze dell’Ordine, possono portare a sanzioni da 50.000 a 100.000 euro in assenza di un’adeguata assicurazione.
Allo stesso modo esistono specifiche restrizioni per il sorvolo di numerose aree e una serie di obblighi normativi da rispettare prima di far decollare un drone impiegato in attività professionali. Senza dimenticare che anche impieghi “banali”, come scattare fotografie ad un matrimonio, sono considerati “attività professionale”, per i quali è obbligatoria un’adeguata patente.
Si tratta di ambiti complessi, che verranno illustrati nel corso del webinar gratuito “Perché diventare pilota di drone?” in programma venerdì 3 maggio alle 11.
Relatori saranno:
Giuseppe Cacicia – Istruttore di volo certificato Enac
Stefano Cassinelli – RTO Responsabile tecnico operativo della Base ItaldronAcademy Lombardia.